INFANZIA MINORI-GIOVANI AZIANI DISABILITA' INSERIMENTO LAVORATIVO HOUSING SOCIALE SVILUPPO E INNOVAZIONE HOMEPAGE MAPPA DEL SITO AUMENTA DIMENSIONE CARATTERE DIMINUISCIC DIMENSIONE CARATTERE REST DIMENSIONE CARATTERE


Associazionismo
Nell’ambito del terzo settore, include le associazioni – con strutture nazionali e/o locali – che perseguono finalità educative, culturali, sportive, ambientali. In attesa di una legge specifica, l’associazionismo è disciplinato dal codice civile e utilizza la normativa fiscale delle Onlus.


Banche etiche
Una Banca etica è un normale istituto bancario che, però, opera sul mercato finanziario con criteri legati all’etica, selezionando quindi su questa base i propri investimenti. Ad esempio, vengono esclusi investimenti  in settori che, pur maggiormente remunerativi, possono non essere consoni ad una visione “etica” dell’impiego del denaro (tipico è il caso di azioni di aziende implicate in produzione o compravendita di armamenti). Spesso le banche etiche operano anche nell’ambito del microcredito fornendo, a clientela particolarmente disagiata, prestiti di piccoli importi e a interesse relativamente basso.
In Italia lo sviluppo di questo tipo di banca è passato attraverso piccoli gruppi di Mutua Autogestione, le cosiddette MAG, tutt’ora presenti, che hanno contribuito sia allo sviluppo del microcredito, sia alla nascita di punti vendita per il commercio di prodotti provenienti dal terzo mondo e da cooperative sociali.


Bilancio Sociale
Il Bilancio Sociale è uno strumento con il quale un’organizzazione – pubblica o privata – rende conto a tutti i portatori d’interesse (detti anche stakeholder) del proprio operato, rendendo trasparenti e comprensibili all’interno e all’esterno gli obiettivi, le attività e i risultati raggiunti secondo modalità che tengano conto di tutte le dimensioni di creazione del valore (economico, sociale, ambientale) non evidenti nei tradizionali documenti e nelle tradizionali procedure di rendicontazione.
Il bilancio sociale, pertanto, è in grado di misurare i risultati derivanti dalle azioni e dalle scelte che un’azienda pone in essere, con particolare riferimento agli effetti che queste producono sui soggetti con le quali si relaziona e sull’ambiente generale.
Le origini del bilancio sociale risalgono all’America dei primi anni ’70, quando, durante lo scandalo del Watergate, alcune aziende chimiche e petrolifere statunitensi furono attaccate da una parte dell’opinione pubblica con l’accusa di esercitare il lavoro in condizioni pessime e di produrre un forte inquinamento ambientale. Fu allora che il mondo degli affari cominciò a riflettere sul rapporto tra aziende e società e su come poter comunicare al meglio con tutti gli interlocutori economici. Il risultato fu la nascita di un documento definito “bilancio sociale”.
Presto il bilancio sociale si rivelerà però soprattutto strumento d’elezione per le organizzazioni senza scopo di lucro, con finalità quindi di natura sociale, per le quali misurare i risultati e gli effetti delle proprie attività in una logica multidimensionale è fondamentale dal punto di vista gestionale, comunicativo e relazionale.


Cause Related Marketing
Nasce da una partnership tra un’azienda e un’organizzazione non profit e ha come scopo di promuovere un’immagine, un prodotto o un servizio, traendone vantaggio reciproco. I soggetti coinvolti in un progetto di Cause Related Marketing sono tre: l’impresa, l’organizzazione non profit e l’ambiente (stakeholder e consumatori)


Care-giver
Letteralmente donatore di cura. Con questo termine si intende la figura di chi è dedito, in genere, alla cura di persone non autosufficienti.


Codice etico
Può definirsi come la “Carta Costituzionale” dell’impresa, una carta dei diritti e doveri morali che definisce la responsabilità etico-sociale di ogni partecipante all’organizzazione imprenditoriale


Consorzi di cooperative sociali
Sono consorzi costituiti come società cooperative con una base sociale formata da cooperative sociali in misura non inferiore al 70%.


Cooperative sociali
Le cooperative sociali si sono affacciate sul panorama economico intorno alla metà degli anni ’70, ma la loro più capillare diffusione è riconducibile alla metà degli anni ’80. Tuttavia, è solo nel 1991 (legge n. 381 dell’8 novembre 1991 “Disciplina delle cooperative sociali”) che il legislatore nazionale ha regolamentato questa importante realtà, qualificandole come enti che hanno lo “scopo di perseguire l’interesse generale della comunità alla promozione umana e all’integrazione sociale dei cittadini” e suddividendole in cooperative di tipo A (volte alla produzione e gestione di servizi socio-sanitari ed educativi) e di tipo B (volte a promuovere, attraverso lo svolgimento di attività diverse – agricole, industriali, commerciali o di servizi – l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate).
Le cooperative sociali sono considerate ONLUS di diritto.
Ai tradizionali caratteri di democraticità e mutualità si é aggiunto il principio di solidarietà come segno distintivo della cooperazione sociale, alla quale è stato riconosciuto un ruolo attivo nell’attuazione di forme di collaborazione con il sistema pubblico di protezione sociale. Inoltre, pur concorrendo, a fianco di altre organizzazioni pubbliche e private senza fini di lucro, alla realizzazione di finalità di interesse generale, la cooperativa sociale mantiene la forma giuridica di impresa, con un approccio ai problemi relativi alla produzione, organizzazione e gestione orientato a criteri di efficienza.


Cooperative sociali di tipo A
Si occupano direttamente dell’assistenza, riabilitazione ed educazione di disabili, malati, anziani, minori, senza dimora, persone con disagio psichiatrico, operando generalmente in convenzione con l’ente pubblico. Le cooperative di tipo A sono attualmente le più diffuse


Cooperative sociali di tipo B
Sono finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate quali disabili fisici, psichici e sensoriali, soggetti in trattamento psichiatrico, tossicodipendenti, alcolisti, detenuti. I soggetti svantaggiati devono costituire almeno il 30% dei lavoratori della cooperativa e possibilmente esserne soci


Empowerment
Deriva dal verbo to empower, che significa “favorire l’acquisizione di potere, rendere in grado di”. Riporta a situazioni di potenziamento, condivisione, delega e trasferimento del potere; apertura a nuovi mondi possibili; responsabilizzazione; aumento di capacità, sviluppo di potenzialità. Il concetto di empowerment viene inteso come un obiettivo cui arrivare tramite forme di auto-aiuto, che responsabilizzano e valorizzano il contributo del singolo, e varie forme di sostegno sociale, che riconoscono il valore della solidarietà e l’importanza delle interazioni ambientali.


Fondazione
Istituzione con personalità giuridica costituita sulla base di un patrimonio destinato al conseguimento, senza fini di lucro, di uno scopo specialmente benefico o culturale la cui disciplina è dettata dall’art. 12 e seguenti del Codice civile. Si differenzia dalle associazioni, la cui base è di tipo personale e non patrimoniale


Fondi etici
Con tale dizione si intendono fondamentalmente i fondi comuni di investimento che ispirano la scelta degli impieghi in azioni, obbligazioni e titoli di Stato a criteri etici di selezione. Si parla di fondi etici anche a proposito di quei fondi che prevedono la devoluzione di una parte delle commissioni di gestione o dei rendimenti conseguiti (dal risparmiatore, ma anche dalla società di gestione) a favore di enti non profit.


Fundraising
E’ una parola inglese non traducibile semplicemente con il termine “raccolta fondi”. “To raise” va inteso nel senso di far crescere, coltivare, sviluppare i fondi necessari a sostenere un’azione senza finalità di lucro. Infatti il fund raising trova le sue origini nell’azione delle organizzazioni non profit, quelle cioè che hanno l’obbligo di reinvestire i propri utili nello sviluppo delle proprie finalità sociali.


Governance
Letteralmente governo, amministrazione. E’ l’insieme di regole, processi e comportamenti che influiscono sul modo in cui le competenze sono esercitate.


Inclusione sociale
Per inclusione sociale si intende la promozione di pari opportunità nell’accesso all’istruzione, alla formazione, all’occupazione, all’alloggio, ai servizi collettivi, all’assistenza sanitaria. Un’attenzione specifica è rivolta alle categorie particolarmente svantaggiate: immigrati, detenuti, tossicodipendenti, portatori di handicap, ecc..
Sul fronte occupazionale, l’obiettivo principale è favorire il primo inserimento o il reinserimento lavorativo di tali soggetti a rischio di esclusione.


Legge 328
Legge 8 novembre 2000, n. 328. “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali”. I principi generali (e le finalità) dipendono dal presupposto fondamentale che con questa legge “la repubblica assicura alle persone e alle famiglie un sistema integrato di interventi e servizi sociali, promuove interventi per garantire la qualità della vita, pari opportunità, non discriminazione e diritti di cittadinanza, previene, elimina o riduce le condizioni di disabilità, di bisogno e di disagio individuale e familiare, derivanti da inadeguatezza di reddito, difficoltà sociali e condizioni di non autonomia…”. “La realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali si avvale di un finanziamento plurimo a cui concorrono, secondo competenze differenziate e con dotazioni finanziarie afferenti ai rispettivi bilanci..”, gli enti locali, le regioni e lo stato


Microcredito
Strumento di sviluppo economico che permette l’accesso ai servizi finanziari a persone in condizioni di povertà ed emarginazione


Mission
Finalità ultime che un attore collettivo si pone, in relazione a cui esso stabilisce i propri obiettivi strategici, i propri obiettivi specifici e i propri programmi. La Mission può essere dunque definita come “il progetto d’impresa sociale” poichè permette di esplicitare: scopo, attività e visione della cooperativa, elementi, questi, assolutamente essenziali per: 1) chiarire le finalità; 2) indirizzare le decisioni operative; 3) individuare in quali settori produttivi incanalare risorse e sforzi; 4) definire i clienti/utenti delle attività svolte


Mutualità
Con mutualità si intende l’azione di reciproco aiuto. Il settore delle mutue identifica quindi una comunità che costruisce e offre ai suoi membri sostegno o tutela anche materiale.
Il concetto di mutualità richiama quello di assistenza e non quello di beneficenza. Sotto un rispetto più specificatamente giuridico/fiscale l’ordinamento italiano identifica come mutualistiche quelle azioni che un insieme di persone scambiano tra di loro, ed esalta l’utilità sociale delle azioni da esse rivolte all’esterno, che in questo modo esprimono un maggiore interesse per la collettività e, di conseguenza, acquisiscono un più alto livello di meritorietà.


Onlus
Organizzazione non lucrativa di utilità sociale. E’ stata definita tale dal DLgs. 4 dicembre 1997 n. 460, in esecuzione della legge delega (L. 662/96). Le Onlus non sono un particolare ente, ma tutti quegli enti privati (es. fondazioni, cooperative sociali, associazioni ecc.) che siano in possesso delle caratteristiche previste dal decreto, che svolgono la propria attività in particolari settori, che perseguono esclusivamente finalità di utilità sociale. Tale qualifica attribuisce la possibilità di godere di agevolazioni fiscali


Responsabilità Sociale d’Impresa (Corporate Social Responsibility, CSR)
La Commissione Europea definisce la Responsabilità Sociale d’Impresa come “l’integrazione su base volontaria – da parte delle imprese – delle preoccupazioni sociali ed ecologiche nelle loro interazioni commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate” (Libro Verde, Commissione Europea, luglio 2001). In sintesi:
- l’impresa socialmente responsabile è quella che volontariamente considera – nella definizione delle proprie scelte strategiche e di gestione – i valori etici, sociali ed ambientali, andando oltre il semplice rispetto degli obblighi di legge
- persegue il proprio sviluppo secondo un’ottica di sostenibilità, ponendo al centro delle politiche aziendali le aspettative degli stakeholder ed i principi di miglioramento ed innovazione continui.


Sussidiarietà
Si tratta di un principio secondo il quale lo Stato, nelle sue varie articolazioni centrali e locali, interviene soltanto quando non è possibile l’iniziativa dei cittadini, singolarmente o attraverso le loro organizzazioni: Stato ed enti locali intervengono cioè in maniera sussidiaria rispetto ai cittadini.
L’elemento centrale del principio di sussidiarietà consiste nell’affermazione in base alla quale una comunità di ordine superiore non deve mai sostituirsi a una di ordine inferiore se quest’ultima risulta idonea ad affrontare e risolvere i bisogni posti dalla comunità. Più in dettaglio, con il termine di sussidiarietà orizzontale si indica la necessità che la società civile, che pone in essere iniziative originali, libere, responsabilmente e autonomamente gestite, possa essa stessa indicare le vie per l’ordinato svolgimento della vita sociale e per il perseguimento di equi rapporti sociali. A essa i pubblici poteri sono tenuti a dare il sostegno necessario perché tale autonoma iniziativa possa permanere e svilupparsi. La sussidiarietà verticale è la seconda articolazione del principio di sussidiarietà, volta a valorizzare il ruolo di quegli enti pubblici (e segnatamente i Comuni) che sono più vicini ai cittadini e alle loro formazioni sociali. Essi sono titolari di tutte le funzioni pubbliche e possono essere sostituiti nel loro esercizio da enti di governo di livello superiore solo nel caso in cui non siano in grado di esercitarle adeguatamente.
Il terzo comma articolo 118 della Costituzione fa esplicito riferimento alla sussidiarietà: “Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”.


Rete
Unione degli intenti, degli sforzi, delle risorse e dei mezzi di più soggetti diversi (formali, informali, pubblici o privati) per realizzare obiettivi comuni, azioni, interventi.


Stakeholder
Letteralmente significa “portatore di interessi”. Indica tutte le categorie di soggetti privati o pubblici, individuali o collettivi, che in un qualche modo sono legati da un livello di condivisione e di attaccamento all’organizzazione, alla sua “mission” e alle sue attività. Poichè il livello di impegno (commitment) è diverso da categoria a categoria e – all’interno della stessa categoria – tra soggetto e soggeto, si usa parlare di “mappa degli stakeholder” che rappresenta attraverso i livelli di stakeholder primario, secondario ed esterno, proprio il livello di coinvolgimento


Terzo settore

è quel complesso di istituzioni che all’interno del sistema economico si collocano tra lo stato e il mercato, ma non sono riconducibili né all’uno né all’altro; sono cioè soggetti organizzativi di natura privata ma volti alla produzione di beni e servizi a destinazione pubblica o collettiva (cooperative sociali, associazioni di promozione sociale, associazioni di volontariato, ONG, ecc.).


Visione
Il termine visione (vision) indica uno scenario futuro che rispecchi gli ideali, i valori e le aspirazioni di chi fissa gli obiettivi (goal-setter) e incentiva all’azione


Voucher
Buono-servizio. Si tratta di un valore economico utilizzabile per l’acquisto di prestazioni e/o servizi.


Welfare community
Modello di società solidale che si auto-organizza promuovendo essa stessa erogazione di servizi, anche in assenza di input della Pubblica Amministrazione. L’affermazione del principio di sussidiarietà, attuato attraverso le sinergie fra tutti gli attori sociali, pubblici e privati, sancisce infatti il passaggio dal vecchio modello di Welfare State, basato sul principio pubblico (D.P.R. n. 616/1977) al nuovo modello di Welfare Mix, basato su di un sistema di interventi a rete per promuovere un’etica della responsabilità capace di identificare e mettere in rete tutti i tipi di risorse: da quelle private a quelle pubbliche, da quelle umane e familiari a quelle organizzative e finanziarie


Welfare Mix
Modello innovativo sorto per rispondere alla crisi dei sistemi. L’allocazione delle risorse è definito ex ante, sulla base dei bisogni e delle tradizioni di welfare. Generalmente, tale modello, anche se con modalità differenti, è incentrato sulla separazione tra le fasi di promozione e di finanziamento del sistema dei servizi e quella della loro produzione. Mentre le prime due rimangono saldamente nelle mani del soggetto pubblico, l’ultima vede il coinvolgimento oltre che delle pubbliche amministrazioni, di altri soggetti (imprese profit o non profit, organizzazioni del volontariato).


Welfare State
Letteralmente significa “Stato del Benessere”. In italiano questa espressione (Welfare state) viene usata per indicare lo stato assistenziale o stato sociale. Fu usata per la prima volta in Gran Bretagna, nel dopoguerra, per designare tutte quelle situazioni in cui lo Stato interviene per garantire assistenza e benessere ai cittadini, attraverso una regolamentazione della distribuzione dei redditi, in modo tale da assicurare a tutte le categorie sociali (per mezzo di servizi pubblici, agevolazioni fiscali, prestiti, ecc) un minimo di benessere, la sicurezza di sopravvivenza (in caso di emergenza e per categorie particolarmente disagiate), l’accesso ai servizi fondamentali. Il Welfare state si fonda, quindi, sui principi dell’eguaglianza e delle pari opportunità. Riassumendo, possiamo definire il Welfare State come un insieme di interventi pubblici connessi al processo di modernizzazione, che fornisce protezione sociale sotto forma di assistenza, assicurazione, sicurezza sociale, introducendo specifici diritti, nel caso di eventi prestabiliti, nonchè specifici doveri di contribuzione finanziaria.